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Estratto dal volume
Filosofia dei Diritti umani / Philosophy of Human Rights

Il principio di proporzionalità della pena tra scelte del legislatore e potere ermeneutico del giudice: riflessioni a margine delle sentenze della Corte Costituzionale 113 e 172 del 2025
DOI:  10.53136/97912218283378
Pagine: 75-84
Data di pubblicazione: Dicembre 2025
Editore: Aracne
SSD:  IUS/20
Il contributo, prendendo spunto dalle recenti sentenze della Corte Costituzionale del 2025, la n. 113 e la n. 172, analizza l’evoluzione e la portata applicativa del principio di proporzionalità della pena nel diritto penale italiano. L’analisi ripercorre lo sviluppo storico del principio, dalle sue radici illuministiche al consolidamento come cardine del §§§§volto costituzionale§§§§ del sistema penale (artt. 3 e 27 Cost.), evidenziandone il rafforzamento nel quadro del diritto dell’Unione Europea (art. 49, par. 3, CDFUE). Attraverso l’esame delle due recenti pronunce, il principio di proporzionalità della pena si erge a fondamentale baluardo di civiltà giuridica, assumendo una duplice funzione: da un lato, come criterio di sindacato sulla ragionevolezza e coerenza delle scelte sanzionatorie del legislatore; dall’altro, come canone ermeneutico a disposizione del giudice comune, per assicurare una giustizia §§§§su misura§§§§. In un contesto attuale critico, segnato dagli eccessi della legislazione emergenziale e dalle spinte del populismo penale, che tendono ad innalzare i minimi edittali e a limitare gli spazi di discrezionalità del giudice, l’evoluzione del principio di proporzionalità della pena si configura come un necessario correttivo. Esso apre la strada alla promozione di un sistema sanzionatorio orientato all’effettiva rieducazione e al reinserimento sociale, in linea con le recenti riforme e con la crescente valorizzazione delle alternative al carcere e della giustizia riparativa.
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