DOI: 10.53136/97912218248346
Pages: 103-150
Publication date: July 2026
Publisher: Aracne
SSD:
M-PED/02 M-STO/02 M-STO/04
Nel mondo borghese post-rivoluzionario, lo sport si configura come un dispositivo di disciplinamento e di selezione sociale, orientato a modellare un soggetto maschile, produttivo e moderno, mentre il corpo femminile rimane escluso o reso invisibile. L’esperienza delle munitionettes durante la Prima Guerra Mondiale incrina parzialmente tale paradigma: lavoratrici delle fabbriche di munizioni, esse accedono anche allo spazio sportivo, dando vita a un inedito fenomeno di calcio femminile. Il saggio indaga come, attraverso il lavoro e la pratica sportiva, le donne negoziano nuove forme di visibilità e di soggettività, pur entro i confini imposti dagli stereotipi di genere e di classe. Lo sport, amplificato dalla stampa e dalle iniziative di beneficenza, si rivela al tempo stesso luogo di emancipazione e di riproduzione delle gerarchie sociali. Lo slancio delle squadre femminili si esaurisce presto: il bando della Football Association del 1921 sancisce una lunga marginalizzazione, revocata solo nel 1971, quando le donne riacquistano piena legittimità in uno spazio che avevano contribuito a costruire.