Extracted from publication Lumina
«Hay una cierta proporción en este absurdo»: realtà e altre realtà in Los premios (1960) di Julio Cortáza
DOI: 10.53136/97912218252829
Pages: 247-262
Publication date: July 2026
Publisher: Aracne
SSD:
L-FIL-LET/14 L-LIN/01
Al rapporto dialettico e complesso tra il mondo quotidiano e quello metafisico nell’universo letterario di Julio Cortázar, uno dei maggiori esponenti del realismo magico (o del realismo simbolico), risponde sempre l’opposizione tra l’approccio cognitivo razionale e quello indiretto, basato sulla conoscenza intuitiva e irrazionale. Il romanzo d’esordio di Cortázar, Los premios (1960), getta le basi della sua poetica, dando prova di topoi stilistici e tematici che col tempo sarebbero passati quasi tutti nelle sue opere più mature. Il presente saggio vorrebbe indagare e interrogare le modalità adoperate dallo scrittore argentino per instaurare un rapporto dialogico – un continuo dialogo in sordina – tra le compresenti dimensioni sensibile e metafisica, un gioco sottile tra il logico e l’arcano, il razionale e l’irrazionale, l’empirico e l’astratto. Si esamineranno inoltre la cruciali nozioni cortázariane di caso e di assurdo, di magico e di quotidiano, nonché il concetto di musicalità: modalità stilistica centrale a cui lo scrittore ricorre appunto per dar voce al mondo dell’arcano, dell’indicibile e dell’irrazionale, ovvero a quella «realtà più profonda, più difficile da captare» (Cortázar [1980], 2016: 121) che si rivela sempre presente, appena nascosta dal sottilissimo velo del §§§§rasoterra§§§§ e della quotidianità.
In the literary universe of Julio Cortázar, one of the major exponents of magical (or symbolic) realism, the dialectic and complex relationship between the everyday world and the metaphysical one is always correlated with the opposition between the rational cognitive approach and the indirect one, based upon intuitive and irrational knowledge. Cortázar’s début novel, Los premios (1960), lays the foundation for the writer’s poetic vision, clearly demonstrating stylistic and thematic topoi to be found in his more mature works. The paper aims at investigating modalities used by the Argentinian writer in order to establish a dialogical relationship – a continuous silent dialogue – between the coexisting sensible and metaphysical dimensions: a subtle play between the logical and the arcane, the rational and the irrational, the empirical and the abstract. Moreover, the essay will consider such crucial Cortázarian notions as the ones of accident and of the absurd, the magical and the ordinary, as well as the concept of musicality: an essential stylistic modality used in order to give voice to the world of the arcane, the unsayable and the irrational; to a dimension that shows itself «more profound, more difficult to perceive» (Cortázar [1980], 2016: 121): always present, yet hidden by the almost transparent veil of ordinary, down-to-earth reality.