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Lumina

L’immagine e il simbolo in Pavel Florenskij
DOI:  10.53136/979122182528212
Pages: 309-330
Publication date: July 2026
Publisher: Aracne
SSD:  L-FIL-LET/14 L-LIN/01
Il contributo indaga la concezione del simbolo elaborata da Pavel Florenskij, pensatore russo di formazione transdisciplinare, in relazione alla sua filosofia dell’immagine. L’analisi muove dalla nozione di §§§§metafisica concreta§§§§, fondata sul riconoscimento di un’originaria unità tra piano fenomenico e piano ideal-noumenico, perduta dalla modernità kantiana. In questo orizzonte il simbolo non è semplice rimando indiretto a una realtà altra, ma presenza incarnata dell’Archetipo nel sensibile. Il saggio esamina poi come tale concezione si traduca in un’estetica realista dell’immagine, articolata attorno alla distinzione tra prospettiva soggettivo-illusionistica e prospettiva oggettiva, e come trovi la sua piena espressione nell’icona ortodossa, luogo di disvelamento del sovrasensibile. Attraverso la metafora della finestra, Florenskij sostituisce il principio di somiglianza con quello di identità ontologica tra raffigurante e raffigurato. Il contributo si chiude verificando la tenuta di questa teoria al di là del sacro, confrontandola con la nozione di atto iconico sostitutivo di Bredekamp e con le analisi di Freedberg sull’agency delle immagini.

The paper examines the concept of symbol elaborated by Pavel Florenskij, a Russian thinker of transdisciplinary formation, in relation to his philosophy of the image. The analysis departs from the notion of §§§§concrete metaphysics§§§§, grounded in the recognition of an original unity between the phenomenal and ideal-noumenal planes, which modernity after Kant had dissolved. Within this framework, symbol is not a mere indirect reference to another reality, but the incarnate presence of the Archetype within the sensible world. The essay therefore examines how this conception translates into a realist aesthetics of the image, articulated around the distinction between subjective-illusionistic and objective perspectives, finding its fullest expression in the Orthodox icon understood as the site of a disclosure of the supersensible. Through the metaphor of the window, Florenskij replaces the principle of resemblance with that of ontological identity between image and prototype. The paper concludes by testing this theory beyond the sacred, setting it in dialogue with Bredekamp’s notion of the substitutive iconic act and Freedberg’s analyses of the agency of images.
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