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Lumina

Nel nome della (bio)politica.
Magia e scienza nel “Ciclo di Eymerich”

DOI:  10.53136/979122182528210
Pages: 263-280
Publication date: July 2026
Publisher: Aracne
SSD:  L-FIL-LET/14 L-LIN/01
Che la magia sia da considerarsi una scienza ancora ignota, e che qualunque tecnologia sufficientemente avanzata sia indistinguibile dalla magia, sono concetti che giungono a noi da numerosi autori di fantascienza e studiosi. Il §§§§Ciclo di Eymerich§§§§ di Valerio Evangelisti permette di riflettere non solo su questa relazione tra magia e scienza, ma anche sulla funzione che tanto la magia quanto la scienza possono svolgere all’interno della società, in prospettiva biopolitica. Il contributo si propone quindi di esaminare la presenza e il ruolo della magia nell’opera di Evangelisti in generale, e in particolare nel §§§§Ciclo di Eymerich§§§§, nel quale gli eventi attribuibili alla magia – o stregoneria, o negromanzia, o alchimia – nei livelli temporali del passato diventano fenomeni spiegati scientificamente nei livelli del presente e del futuro. La narrazione dei loro effetti e dei conflitti che essi generano pone questioni biopolitiche centrali nel discorso complessivo sviluppato dal Ciclo, ossatura dell’opera narrativa di Valerio Evangelisti.

The idea that magic might be considered an as yet unknown science, and that any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic, reaches us from numerous science fiction authors and scholars alike. Valerio Evangelisti’s §§§§Eymerich Cycle§§§§ invites reflection not only on this relationship between magic and science, but also on the function that both magic and science may perform within society, from a biopolitical perspective. The paper therefore examines the presence and role of magic in Evangelisti’s work as a whole, and in the §§§§Eymerich Cycle§§§§ in particular, where events attributable to magic – or sorcery, necromancy, alchemy – in the temporal layers of the past become scientifically explained phenomena in the layers of the present and future. The narrative of their effects, and of the conflicts they generate, raises biopolitical questions that are central to the overarching argument developed across the Cycle, which forms the structural backbone of Evangelisti’s narrative output.
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